Il famoso e controverso  regista danese è conosciuto al grande pubblico per le sue provocazioni e i suoi eccessi. Il suo nuovo film La Casa di Jack al cinema dal 28 febbraio, non fa eccezione: l’effetto shock di alcune immagini ha scatenato accesi dibattiti.

Le sue storie, si sa, non lasciano mai indifferenti… ma c’è molto, molto di più: per partire, ripercorriamo 10 curiosità sulla vita dell’urticante Lars von Trier, per arrivare preparati al cinema.

Il vero padre

Il lato oscuro ha sempre avuto una certa influenza sulla vita del regista e, come Luke Skywalker anche lui ha ricevuto una sconvolgente rivelazione: all’età di 40 anni ha scoperto di non essere stato cresciuto dal suo padre biologico. In punto di morte la madre gli ha confessato di averlo concepito con Fritz Michael Hartmann e non con Ulf Trier. Pare che la donna avesse scelto Hartmann solo per i suoi ottimi geni artistici (l’uomo discendeva da una famiglia di compositori): un DNA che ha evidentemente trasmesso al figlio.

Un nome d’arte

Lars von Trier è lo pseudonimo di Lars Trier. Il titolo nobiliare von è stato aggiunto arbitrariamente dal regista, in omaggio ad artisti come Erich von Stroheim e Josef von Sternberg, che prima di lui avevano aggiunto un von fittizio al loro nome.

Paura di volare

Il regista è un concentrato di paure. Da anni soffre di una forte ipocondria, di attacchi d’ansia e di un disturbo ossessivo-compulsivo. Terrorizzato dai viaggi in aereo, si muove solo in treno, in camper o in auto, e per questo motivo non è mai stato negli Stati Uniti.

La depressione

von Trier ha sofferto di lunghi periodi di depressione. Uno dei momenti più bui è stato dopo le riprese di Antichrist, film che con Melancholia e Nymphomaniac fa parte della cosiddetta “trilogia della depressione”, in cui il regista indaga a fondo il suo stato mentale.

Dogma 95

Insieme a Thomas Vinterberg è tra i fondatori di Dogma 95, un movimento cinematografico danese, basato su un decalogo di precise regole: no agli artifici (luci, scenografie e colonne sonore) e sì all’utilizzo della camera a mano. Formatosi nel 1995, il movimento si sciolse dieci anni dopo, lasciando un segno indelebile nella storia del cinema moderno.

Il no a Spielberg

Dopo aver apprezzato Europa (premio della giuria a Cannes nel 1991), il regista Steven Spielberg chiese a von Trier di realizzare un film a Hollywood. Contrario alle dinamiche degli Studios americani, Lars rifiutò l’offerta.

L’appello di Marina Abramovic

La regina della performance art è da sempre un’ammiratrice del lavoro di Lars von Trier e, per convincerlo a collaborare con lei, ha lanciato un appello in TV: “Caro signor Lars von Trier, credo che tu sia il regista più disturbante in questo pianeta, ed è per questo che mi piacerebbe molto lavorare con te. Tu porti gli attori sull’orlo del crollo nervoso, e siccome io sono un’artista della performance art, capisco molto bene ciò che fai”.

Il cinismo

Il cortometraggio Il giardiniere delle orchidee si apre con una dedica a una ragazza morta di leucemia. Un gesto emozionante, se non fosse in realtà una clamorosa bugia. Von Trier ha infatti dichiarato di aver inserito quel pensiero all’inizio del film solo per indurre il pubblico a prendere sul serio l’opera. Una trovata cinica e manipolativa, in pieno stile von Trier.

Il tatuaggio

A 50 anni il regista si è regalato il suo primo tatuaggio: la parola fuck distribuita lettera per lettera sulle nocche della mano destra. Orgoglioso del suo primo tattoo, come un vero ribelle lo ha mostrato spavaldo ai fotografi, durante il photocall di Melancholia a Cannes.

Un collier… di film

Un doppio diamante da 12 carati, esposto al museo M HKA di Anversa. All’interno della pietra, il film.  Melancholia: The Diamond è la prima delle installazioni artistiche basate sulla realtà virtuale che von Trier ha intenzione di realizzare con tutti i suoi film: in attesa di scoprire in quale città verrà esposto La casa di Jack formato diamante, l’appuntamento è dal 28 febbraio nei cinema italiani.