Il regista danese racconta la genesi del suo nuovo film, uno dei più violenti della sua filmografia che, a cinque anni dal chiacchieratissimo Nymphomaniac, torna a scandalizzare il pubblico.

Lars von Trier torna al cinema con La casa di Jack, nelle sale italiane dal 28 febbraio, una storia che conduce lo spettatore in un nuovo percorso sfidante, fatto di riflessioni scandalose e, ovviamente, di molte provocazioni. “Ho sempre pensato che tutto ciò che può essere pensato o fatto, dovrebbe essere rappresentato” dichiara in un’intervista al New York Times “Perché no? Sono contro la censura e il politically correct”.

Il testamento artistico del regista

La casa di Jack potrebbe essere il personale canto del cigno di von Trier – anche se i cinefili di tutto il mondo sperano di no –  l’ultimo atto di una carriera artistica sempre fuori dagli schemi; o almeno così ne parla il regista al The Guardian: “quando ho visto il film mi è sembrato davvero potente, mi è parso una specie di testamento”.

Gran parte della forza del film a suo avviso è merito dell’incredibile cast, del protagonista Matt Dillon e di Bruno Ganz “due gentlemen che sono state due pietre miliari del mio sviluppo cinematografico” sottolinea il regista “Oltre ad essere una coppia epocale, sono attori eccellenti che si inseriscono perfettamente nella mia famiglia cinematografica”.

Von Trier vs Trump

L’autore danese ha confessato che durante la stesura della sceneggiatura ha tratto ispirazione dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Alle origini del progetto c’è un’idea specifica, ovvero quella “che la vita sia malvagia e senz’anima, un fatto tristemente dimostrato dalla recente ascesa dell’Homo Trumpus, il re dei topi”. Come anticipato,  il politically correct non è certo una preoccupazione per von Trier.

Il lavoro di ricerca per il film

Ma come ha costruito il feroce personaggio di Jack? Durante le ricerche per il film, Lars von Trier si è preparato leggendo molti libri di Patricia Highsmith, fucina di bestseller e autrice di thriller sorprendenti come Il talento di mister Ripley.

Letture a parte, il regista e sceneggiatore ha ammesso – con la consueta sferzante ironia – di non avere una gran cultura sui serial killer:“conosco un po’ il mondo degli psicopatici. Non ho mai ucciso qualcuno. Se dovessi farlo, probabilmente sarebbe un giornalista”.

Le impressioni dopo Cannes

Dopo la proiezione al festival di Cannes il regista ha dichiarato di non essere sicuro che il pubblico avesse odiato abbastanza il film. Sì, hai letto bene: a suo avviso infatti “è importante non essere amato da tutti, se lo sei hai fallito.”

Una cosa è certa: il cinema di von Trier non può lasciare indifferenti e La Casa di Jack ne è la nuova, sconvolgente dimostrazione.