Un serial killer può essere un artista? I suoi omicidi si posso paragonare a un quadro, una musica, o qualunque altra opera d’arte? Questo è l’interrogativo che ci pone Lars von Trier nel suo ultimo film La casa di Jack, nelle sale italiane dal 28 febbraio.

La storia, ambientata in una città degli Stati Uniti negli anni Settanta, segue il lungo dialogo tra il serial killer Jack (Matt Dillon) e una voce sconosciuta (l’interlocutore si rivelerà solo alla fine del film), dove il primo confessa cinque dei sessanta delitti che ha commesso nell’arco di 12 anni. Il racconto degli “incidenti” (i cinque omicidi commessi nei confronti di donne e bambini) svela i gravi disturbi di Jack (è uno psicopatico, narcisista, nevrotico, affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo), una totale mancanza di empatia e la sua frustrazione di artista fallito (è un architetto che fa l’ingegnere). Queste sono le premesse che spingono l’uomo a desiderare qualcosa di grande, la costruzione di una opera-casa perfetta, un capolavoro artistico realizzato con una materia atipica.

Jack, l’evoluzione di uno psicopatico

Il primo “incidente” è quello che dà inizio alla carriera da omicida di Jack: mentre è in strada alla guida del suo camioncino rosso, viene fermato da una donna (Uma Thurman) rimasta in panne. A lui chiede aiuto per riparare il crick (in inglese the jack) rotto. Sarà l’insistenza petulante della donna e il suo alludere alla goffaggine di Jack a scatenare la prima, irreparabile violenza. Gli omicidi seguenti segneranno un notevole cambiamento nel personaggio, che da dilettante impacciato diventerà più sicuro di sé, esponendosi sempre di più al rischio di essere beccato dalla polizia.

 Da Bob Dylan a Eugène Delacroix: le citazioni nel film

Di riferimenti alla pittura, alla letteratura e alla musica, è pieno il film. Una delle citazioni pop più riconoscibili è quella al video di Subterranean Homesick Blues, il video in cui Bob Dylan tiene in mano dei cartelli sui quali sono scritte le parole del testo del brano.

Durante una delle sue riflessioni filosofiche sull’origine e la natura del male, Jack cita la poesia The Tyger del poeta William Blake. Von Trier inserisce diversi riferimenti all’arte romantica: impossibile non cogliere la citazione alla fine del film del dipinto La barca di Dante di Eugène Delacroix, con Matt Dillon/Jack nei panni di Dante e Bruno Ganz/Verge in quelli di Virgilio, mentre vengono traghettati all’inferno.

Girato tra la Svezia e la Danimarca, La casa di Jack vanta un cast eccezionale, tra cui Matt Dillon (Crash – Contatto fisico), Bruno Ganz (Il cielo sopra Berlino, La caduta), Uma Thurman (Kill Bill), Riley Keough (La truffa dei Logan) e Siobhan Fallon Hogan (…E ora parliamo di Kevin).

La casa di Jack – al cinema dal 28 febbraio – è un’appassionante riflessione del regista sul genio dell’artista, sulle malignità dell’uomo e sull’indifferenza della società.