La casa di Jack, al cinema dal 28 febbraio, segna il ritorno del regista Lars von Trier che, dopo aver esplorato l’erotismo in Nymphomaniac, affronta il lato oscuro di una mente psicopatica.

“Per molti anni ho girato film su donne buone, ora ho fatto un film su un uomo malvagio” ha dichiarato il regista che, con La casa di Jack, decide di esplorare la mente di un feroce serial killer, mostrando al pubblico l’anestesia emotiva e la perversione che spinge il protagonista a compiere più di 60 omicidi.

Un horror atipico

Nel film il protagonista strangola, accoltella e mutila le sue vittime, immagini violente che inseriscono il film nel filone del cinema dell’orrore. Ma von Trier mette sul piatto qualcosa di diverso dal solito thriller/horror, a cui il pubblico è stato abituato. Attraverso il personaggio di Jack il regista parla di sé stesso, dei suoi problemi, della sua concezione di arte (è evidente l’ispirazione a L’assassinio come una delle belle arti, il saggio di Thomas De Quincey) e dell’indifferenza della società (soprattutto quella americana) alla malvagità degli uomini.

Il ritorno al Festival di Cannes

Il film, presentato fuori concorso a Cannes, segna il ritorno al festival francese dopo l’esclusione del 2011. La messa al bando del regista avvenne subito dopo la conferenza stampa di Melancholia, a seguito delle sue dichiarazioni shock su Hitler e il nazismo. A niente valsero le sue scuse, l’organizzazione del festival lo inserì nell’elenco delle “persone non grate”, fino a oggi.

Le reazioni del pubblico

Odio o amore, la risposta del pubblico alla visione dei film dell’artista danese è quasi sempre radicale. Anche per La casa di Jack c’è chi è rimasto colpito dalla violenza senza tabù delle immagini, e chi invece ha apprezzato lo humor nero e le nuove provocazioni di questo interessante film-manifesto, applaudendolo con una standing ovation.

Non resta che aspettare il 28 febbraio, per lasciarsi coinvolgere dalle atmosfere dense de La casa di Jack.